martedì 21 agosto 2012

Un semplice saluto

Sono giorni che, davanti allo schermo bianco dell'editor, tento di scrivere. Non mi piacciono i saluti retorici e "strappalacrime".
Ho cercato di rimandare ma, ora, non è più possibile.
Lunedi' partirò alla volta di Rovereto dove presterò servizio presso il Centro Formazione Insegnanti.
Una nuova esperienza molto interessante mi aspetta.
La mia avventura con Cl@ssi2.0 termina qui ma porterò con me la vostra professionalità, il vostro essere educatori, il vostro modo diverso di fare scuola, il vostro impegno e passione che avete messo in questa nostra avventura.
Un ringraziamento particolare alla Dirigente Tagliaferri, vera professionista della scuola e ad Aldo, Gina e Marco legati a me da sincero e profondo affetto.
Ormai la Mente2.0 ha lanciato i suoi semi nell'Istituto Alberghiero di Assisi e non c'è più bisogno di un progetto per far crescere i frutti....

Nel terzo luogo io sono sempre presente e voi?

Ciao a tutti!

giovedì 28 giugno 2012

Rimotivare gli studenti? Lasciamo parlare i nostri ex-alunni

E' bastato questo post nella mia bacheca per rendere facebook uno strumento prezioso per la crescita dei nostri ragazzi:
"Questo è un appello a tutti i miei ex-alunni delle tante scuole in cui ho insegnato. Vorrei che mi deste una mano a rimotivare i miei attuali allievi affinchè capiscano l'importanza della conoscenza di una lingua straniera. Vi chiedo di commentare questo post raccontando loro, brevemente, esperienze di lavoro o di studio in cui avete compreso l'importanza di queste competenze. Vorrei anche dire ai ragazzi che non si può rimandare tutto a dopo gli Esami di Stato. La frase più frequente che sento, quando sinceramente dico che uscire dalla scuola superiore senza una vera conoscenza della lingua è una grave carenza che potrebbe impedire la scelta di una strada, è: " Sì, ma tanto appena finita la scuola parto, vado all'estero e imparo la lingua". Invece queste partenze poi non ci sono o se ci sono non sono abbastanza lunghe per ottenere quello che servirebbe (per imparare bene una lingua solo in full immersion, senza frequentare una scuola, ci vuole tanto tempo). Dopo la scuola poi ci sono altri impegni, esami all'Università, ricerca di lavori per mantenersi, ecc. Forse detto da voi, invece che dalla solita brontolona.... Perchè poi non provare? Concludo con una abbraccio a tutti i ragazzi che mi hanno dato tanto affetto e che mi sembra sempre di rivedere dietro ai banchi.♥".


A pochi minuti dalla pubblicazione sono già molti i ragazzi che stanno indirettamente parlando ai miei studenti cercando di far capire loro l'importanza dell'apprendimento della lingua straniera. Racconti, battute, esperienze di ragazzi per ragazzi, una vera fonte di energia.

lunedì 25 giugno 2012

Verso una Scuol@ 2.0

E' proprio vero, una volta intrapreso questo cammino non si può più tornare indietro!

Ho cercato di immaginarlo graficamente, e dalla cl@sse2.0 alla Scuol@2.0... il passo è breve!


Ho potuto toccare con mano quanto l'esperienza 2.0 si sia rivelata trasformativa e motivante verso i ragazzi che l'hanno vissuta, grazie all'impegno dei professori che hanno animato i percorsi di apprendimento con la mediazione delle Tic e dei Social Network.
Complimenti a tutti voi studenti e docenti...che siete stati "apripista", avete lasciato impronte profonde e indelebili che altri potranno trovare e ripercorrere. A voi ora continuare... ma non più soli, lungo il percorso troverete sicuramente qualcuno pronto ad unirsi per condividere i vostri passi.

Questa è la scuola per cui vale la pena impegnarsi, appassionarsi e che ho sempre sognato.
Grazie per averla resa possibile...

Buona Strada
Luciana Buscaglia

domenica 24 giugno 2012

Riprendiamo a lavorare da Cl@sse 2.0


Cl@sse 2.0 è stata un'esperienza didattica pilotata per due anni dal Ministero della Pubblica Istruzione  che ha finanziato con 15 mila euro le scuole partecipanti.
La somma è stata solo ed esclusivamente impiegata per l'acquisto delle nuove tecnologie. Quindi, le scuole, selezionate sulla base di un convincente progetto, hanno potuto sperimentare forme nuove di didattica e forme nuove di apprendimento,  prime fra tutte quelle che si sviluppano attraverso la rete.
Questo, in premessa, per circoscrivere il senso di ciò che è stato fatto che, in sintesi, potrebbe così riassumersi: nel 2010 (un po’ prima nella scuole secondarie di primo grado) il nostro Ministero finalmente si è reso  conto che la scuola pubblica italiana aveva bisogno di una importante iniezione di tecnologia per metterla al passo coi tempi.
Si può pensare che terminato il tempo dell’ assistenza ministeriale la scuola possa prescindere dall’introduzione del web in classe?
La risposta è no. Ed è un no secco  e deciso.
Il progetto fintamente  ha fatto da apripista,  perché la pista era  già segnata prima ancora del 2010, anche se, come spesso accade, la scuola è disattenta a ciò che avviene nella vita reale.
 Se la pista già esiste ed è la strada principale, anzi l’autostrada, la scuola non può fare altro che percorrerla.
È la pista su cui giornalmente i nostri allievi si ritrovano per relazionarsi, divertirsi, apprendere, trovare risposte alle mille  curiosità, ma è anche la stessa che noi adulti-docenti percorriamo per lavoro e per interesse.

Ogni scuola, dunque, deve sviluppare entro i prossimi anni
• un piano di acquisti mirato ad acquisire sempre più LIM da inserire in ogni aula;
• prevedere stabili laboratori di formazione per i docenti anche attraverso la prati-ca peer-to-peer;
• potenziare la linea WI-FI all’interno del perimetro scolastico;
• consentire che ogni studente porti con sé il proprio tablet o laptop e che si possa collegare wireless;
• promuovere laboratori di ricerca aperti;
• definire progetti che spostino la didattica delle conoscenze a quella delle competenze.
Il torneo che la nostra scuola ha ideato (la prof.ssa Lipparelli lo ha ideato) “ English Team Games Diego Grassetti- 1st edition" indica proprio la strada che dobbiamo per-correre. Utilizzare le conoscenze (in questo caso di lingua  inglese, ma anche di tecnolo-gia, informatica,  diritto, letteratura ecc.ecc)  e spenderle in applicazioni concrete.  Il torneo ha consentito ad una selezione rappresentativa degli allievi della classi prime di gareggiare per creare attraverso la rete un prodotto finale. E’ stato un successo e l’entusiasmo con cui hanno partecipato è stato davvero importante a riprova che quando i nostri studenti vengono “messi in situazione” i risultati sono davvero strabilianti.

giovedì 21 giugno 2012

domenica 17 giugno 2012

Riparto da 2.0


" La contaminazione nelle scuole è avvenuta e quindi il progetto può continuare a camminare con le proprie gambe".
Questa è musica per le nostre orecchie!! Questo è quanto si legge nei profili degli insegnanti di tante classi 2.0 nel momento in cui il progetto cl@ssi 2.0 dovrebbe considerarsi concluso. Più che conclusione direi inizio e finalmente voglia di fare, rimotivazione, gusto di sperimentare, un vento nuovo che da anni ormai non si respirava più...un'opportunità preziosa per chi ama questo lavoro.

Premiare il merito è giusto, però bisogna tener conto delle condizioni di partenza

"E' FACILE ESSER BRAVI QUANDO SI STA BENE”, Margherita Hack esprime la sua contrarietà al provvedimento di premiare il merito degli alunni: “Si accentua la differenza di classe e non l'uguaglianza”.

mercoledì 30 maggio 2012

"English Team Games Diego Grassetti- 1st edition"...un'esperienza da ripetere

A distanza di 10 giorni, i ragazzi della classe 2a commerciale, classe 2.0, ci propongono un reportage fotografico per documentare e rivivere insieme i bei momenti che l'esperienza ci ha regalato. Le foto sono state commentate in lingua inglese dagli stessi protagonisti che, a tempo di record, nonostante i numerosi impegni di fine anno, hanno preparato questo documento che non ha pretese, se non quella di voler condividere momenti felici con voi. Buona visione!
 Fotovideo
Interviste dopo la gara
Al video si aggiunge il link del task che i concorrenti hanno svolto anche esso frutto della squadra 2.0.
webquest

lunedì 28 maggio 2012

Dubbi


Dopo due anni di progetto 2.0, dopo lavori di ogni tipo, accendo la lim ed apro, in una classe COMMERCIALE, la homepage della BBC per far scegliere e commentare, in lingua inglese, le principali notizie del giorno. Dopo articoli di calcio vari, due ragazze scelgono questo articolo:
Ottimo aggancio, penso, con le materie economiche e propongo: " ricopiate i titoli del grafico, attacchiamoli al muro e poi cerchiamo di capire innanzitutto cosa significano in italiano queste parole: Greek meltdown, business bankruptcies, ecc., "A questo punto uno studente, tra i migliori, mi guarda e mi dice: "Prof., io faccio tutto quello che mi chiede, lo sa... ma cosa c'entra questo con l'inglese?".
Preciso che la mia non è una delle solite critiche "Non hanno capito nulla...o non apprezzano o non hanno voglia di fare niente," perché questi ragazzi di soddisfazioni me ne hanno date.
Io cerco solo una risposta a queste mie domande: " Perchè siamo ancora a questo punto?". Perchè ancora i nostri ragazzi dividono rigidamente il sapere in discipline? Perchè è così difficile passare ad una didattica per progetti? Perchè non facciamo tacere questa benedetta campanella?

martedì 22 maggio 2012

I docenti per Brindisi


 Solidali con gli studenti, le famiglie, i docenti e tutto il personale scolastico condanniamo con profondo sdegno il vigliacco attentato di Brindisi. Oggi è stata colpita tutta la Scuola italiana e non solo l'Istituto "Morvillo- Falcone". Ci impegniamo con forza affinchè nessuno possa distruggere i nostri progetti, le nostre parole, le nostre azioni e la nostra educazione quotidiana alla legalità . 
Il Gruppo "Insegnanti" di Facebook

domenica 13 maggio 2012

UN POETA A SCUOLA
Come la scuola prepara alla vita, la vita prepara alla scuola.
D'estate, in vacanza nelle valli bergamasche, scelgo di andare alla presentazione di un libro di poesie, opera prima di un giovane scrittore del posto. E presto mi dico: questo ragazzo io lo porto a scuola...
Operaio, insofferente alla scuola professionale frequentata qualche tempo fa, accusato, tra le varie cose, di scrivere testi alternativi dall'insegnante di Italiano, ma sempre impropriamente "fuori tema", che ora pubblica un dignitosissimo libro di poesie su vari aspetti e personaggi della vita quotidiana, dove Samuel, questo il suo nome, riesce a trovare poesia. Poeta non è chi scrive poesia- dice lui- ma chi la fa, con la sua vita, i suoi colori, le sue azioni, insignificanti per molti, non per tutti però. E il non bravo a scuola di qualche tempo fa ora diventa scrittore e giornalista pubblicista.
Bella testimonianza di vita per i nostri giovani. Senza alcun impedimento di sorta, Samuel viene a scuola, ed incontra i ragazzi, che lo ascoltano rapiti, e che, cartacei o on line, lo riempiono di loro creazioni nascoste fino ad ora nei cassetti, timidamente custodite, ora finalmente venute alla luce. 
Nessuno scopo pubblicitario, né di marketing, per me e per lui, ma solo quello di far vedere di persona che "è possibile" vivere un disadattamento scolastico e poi trovare una propria soddisfazione, non essere bravi a scuola e diventare scrittori, fare gli operai e pubblicare opere. Fate trattative nella vita- dice Samuel- non scendete a compromessi. 
Un'attività pensata bene ed andata a finire meglio. Sapevate che tanti nostri futuri cuochi, maitres e receptionists ascoltano rapiti poesie, le scrivono pure, sanno cogliere aspetti reconditi di varie realtà? Magari non tutti vivranno la storia di Samuel, ma almeno qualcuno un giorno ha detto loro che "è possibile".

giovedì 26 aprile 2012

6 portatili- 23 studenti 120 minuti - compito in classe a sorpresa: Appena tornato dallo stage? Racconta ...

Ogni promessa è debito: "Se l'esperimento riesce lo pubblico, con il vostro consenso, nel blog della scuola". Entro in classe 3 ric. Appena tornati dallo stage. Dico: " Andiamo a prendere 6 portatili in aula informatica, formate dei gruppi e a turno fate delle slide che possano raccontare la vostra esperienza. Mostrate e descrivete i luoghi in cui avete operato e le cose che avete fatto. E' un compito in classe, quindi non perdete tempo". Nessuno si oppone anche perchè i 120 minuti a disposizione sono già diventati 115. Andiamo in sala computer correndo, prendiamo i portatili, scendiamo e li colleghiamo. Ognuno si sceglie un computer, non c'è tempo per litigare per la formazione dei gruppi, per scegliere l'amico del cuore. Comincia la scelta delle foto, poi comincia la selezione delle informazioni, il racconto delle proprie esperienze... "Prof. ci dà una mano? Come si dice in inglese scrivevo lettere? ...e come si dice davo indicazioni?" Ed io..."..finalmente qualcuno che mi chiede qualcosa...". Alla fine delle due ore ci siamo quasi. I primi hanno finito e si fanno da parte...entra il prof. di ricevimento e trova un caos che non ti dico...il tempo sta per scadere e chi non riesce a caricare è fuori....ma il risultato è sorprendente! http://prezi.com/8oyb1i06ffgf/prova/
Complimenti ragazzi!!!!!!!!

lunedì 23 aprile 2012

L'alternanza scuola-lavoro per dare gambe alle competenze

A breve dovremo scrivere i percorsi formativi per il secondo biennio.
Il Ministero ha pubblicato le linee guida che descrivono le competenze da generare e le conoscenze e le abilità che le sottendono.I dipartimenti per aree disciplinari, dunque, sono chiamati a sviluppare i percorsi formativi, rappresentandosi chiaramente le situazioni e i contesti (di studio, di lavoro, di vita in generale, professionali, culturali) in cui gli allievi dovranno poi spendere le conoscenze e le abilità prescelte.


Questo punto è fondamentale per aprire la scuola (finalmente) alle attività laboratoriali e ancor più ai percorsi di alternanza scuola-lavoro che possono, a mio parere, rappresentare la risposta ai nuovi quadri orari che hanno fortemente ridimensionato l’aspetto professionalizzante degli istituti professionali.


Dal prossimo anno scolastico, infatti, le ore di pratica di cucina, sala e di ricevimento subiranno un ulteriore taglio e le attuali 12 ore settimanali (erano 21, poi 18, poi 14, quindi 12) scenderanno a 6 a cui si aggiungeranno 2 ore in compresenza con alimentazione.
Occorre, quindi, con molta attenzione disegnare una nuova architettura del tempo scuola in grado di migliorare la formazione complessiva degli allievi inserendola nel contesto di alternanza scuola-lavoro da cui non solo le discipline pratiche dovranno trarre utile linfa formativa ma anche tutte le altre finalmente potranno sperimentare in campo nuove modalità di apprendimento all’interno delle situazioni “lavoro”.


L’alternanza non ha niente a che vedere con i tirocini o stage e non è un nuovo canale scolastico.
Si tratta di una modalità diversa per raggiungere obiettivi formativi già costitutivi del percorso, tramite esperienze di lavoro coerenti, pre-progettate ed incentrate sull'integrazione curriculare, che consentono l'acquisizione di crediti spendibili ai fini del percorso scolastico. E’ una combinazione vincente di attività scolastica e di esperienze assistite sul posto di lavoro (o in situazioni lavorative simulate), progettate sul piano didattico in collaborazione col mondo del lavoro e nasce dal superamento della separazione tra l'aula e il momento applicativo e si basa su una concezione in cui educazione formale, informale ed esperienza di lavoro si combinano in un unico progetto formativo.


Se la nostra scuola dovesse decidere di sposare strutturalmente l’alternanza scuola-lavoro inserendola stabilmente nei percorsi formativi del secondo biennio e del quinto anno, davvero faremo un bel balzo in avanti per spostarci dalla vecchia scuola della conoscenza a quella più efficace della competenza.

mercoledì 18 aprile 2012

lunedì 26 marzo 2012

Scuola a saldo ZERO ... quando va bene.

Ogni 100 iscritti negli istituti professionali ( mi perdonerete l’approssimazione), 10 allievi,  non si sa come sfuggiti alla pregevole selezione che dice che se sei bravo devi scegliere tutte le scuole tranne i professionali, si collocano nelle fasce alte del  profitto scolastico.
10 invece, all’opposto. Rimangono collocati ai margini del sistema formativo nell’incapacità del sistema stesso di alimentare le loro diverse intelligenze (vedi Gardner, le intelligenze multiple) e destinati ad essere impietosamente esclusi entro il primo biennio.
La pancia grande è rappresentata dai rimanenti 80.
Qui la situazione si complica, perché mediamente la metà, pur con fatica, svolge le attività richieste mentre l’altra parte neppure quelle.
I due  gruppi non hanno confini precisi ma travasano continuamente l’uno dentro l’altro fino a quando , al suono della campanella (fine dell’anno scolastico)  si ferma tutto e chi in quel momento sta dalla parte giusta  passa alla classe successiva, chi invece sta dalla parte sbagliata viene fermato.
Il gruppo che passa a sua volta si scompone in tanti sottogruppi. Ne cito alcuni.
Il gruppo che, pur raccogliendo un bel numero di insufficienze, ha dato prova di attaccamento alla scuola, mostrando frequenza continua, impegno coerente con le proprie capacità scolastiche e, principalmente, non ha creato grandi problemi disciplinari.
Un altro gruppo abbastanza esteso si è caratterizzato per gravi lacune in alcune discipline (sempre le stesse) ma anche per risultati soddisfacenti in tutte le altre. Nello scrutinio finale prevalgono le altre e rimangono le gravi lacune in discipline strategiche che non verranno mai più colmate nel corso dell’intero percorso scolastico. Quando gli appartenenti a questo gruppo giungeranno all’Esame di Stato, non è raro sentire lo stupore di colleghi che non si capacitano perché in quinta classe ancora non si sa strutturare un pensiero, comprendere un testo o fare di conto.
Vi è poi un gruppo che, pur con mille difficoltà ha tentato faticosi recuperi in parte riusciti autonomamente e in parte aiutati da una buona stella.
Un ultimo gruppo è invece figlio della dedizione, pazienza e alta professionalità dei  tanti docenti (ma non tutti) che non mollano mai la presa e che riescono a fare la differenza all’interno dei Consigli di Classe perché dal gruppo dei “perdenti” si passi a quello dei “vincenti”
Facciamo un po’ di conti:
i 10 bravi iniziali elidono i 10 non bravi; i 40 che passano alla classe successiva elidono i 40 che non ce la fanno. Il saldo finale è ZERO.
La cosa curiosa è che, se al termine di uno dei tanti faticosissimi anni scolastici, ponessimo una domanda a tutti  i docenti sulla qualità del lavoro svolto, ognuno dichiarerebbe di aver fatto bene  la propria parte e se chiedessimo  di rendere conto del grado di soddisfazione dei risultati raggiunti, in maggioranza, ognuno risponderebbe di sentirsi  terribilmente deluso.
Mi pare che qualcosa non quadri. 
Non è per caso che dobbiamo cambiare modo di fare scuola?

lunedì 5 marzo 2012

Domande impertinenti

A distanza ormai di due anni dal riordino Gelmini e dalla pubblicazione delle linee guida che avrebbero dovuto segnare il passaggio dalla vecchia alla nuova scuola, chi è in grado oggi di raccontare come ha modificato la propria attività didattica e come ha stabilito le nuove regole della valutazione?
E come si può pensare di scrivere i percorsi per il secondo biennio e l'ultimo anno se non sulla base di ciò che è stato definito per il primo biennio?
E se il primo biennio (in barba alle  linee guida) sostanzialmente ha riprodotto i percorsi antichi, anche per il secondo biennio e l'ultimo anno faremo lo stesso lavoro, ovvero di scrivere una cosa nuova e continuare a fare il vecchio?
Ma chi ha davvero capito cosa vuol dire spostare la  didattica dalle conoscenze alle competenze?
Chi affronta in classe una situazione e non più un argomento?
Chi in classe mette in situazione i propri allievi?
Come si crea un evento attribuendo compiti e responsabilità?
Chi ha davvero capito a cosa serve la propria disciplina?
Chi davvero ha compreso che nel primo biennio dobbiamo perseguire le 8 competenze chiavi di cittadinanza: imparare ad imparare; progettare; comunicare; collaborare e partecipare; agire in modo autonomo e responsabile; risolvere problemi; individuare collegamenti e relazioni; acquisire ed interpretare l'informazione?
E come ogni singola disciplina concorre per raggiungere queste competenze?
Come ogni insegnante sta mettendo la disciplina al servizio di queste competenze?
A queste domande urgono risposte.

venerdì 2 marzo 2012

INTERROGAZIONI-QUIZ: MA NON SIAMO AL MUSICHIERE!

Sta capitando anche a voi, cari colleghi, di osservare i nostri giovani frettolosi nel dare la risposta giusta nel più breve tempo possibile, durante le interrogazioni (per non parlare delle prove strutturate), spesso sbagliandola quella risposta, non tanto per buco di conoscenza, ma proprio per l'eccessiva "frettolosità"? Mi sembra di vederli, in quei contesti, dietro ad una postazione piena di lucine e con un pulsantone da pigiare, per vincere in velocità sull'avversario. Eh sì che, almeno nelle mie lezioni, di avversari nell'apprendimento proprio non si parla!  
La scuola del nozionismo sappiamo bene che sia più antica del Musichiere stesso, ma se mi capita di chiedere quando è stato introdotto il suffragio universale maschile in Italia, o meglio ancora, il suffragio universale senza altri aggettivi, capite bene che si tratta di una "nozione" che presuppone un ragionamento di una certa importanza, anche perché i suffragi non si ottengono così, e di conseguenze politiche e sociali troppe ne provocano. Allora perché tanti miei alunni "sparano" la risposta, senza utilizzare minimamente la propria intelligenza e poi, portati a ragionare, arrivano a quella corretta che comunque possiedono, perché altrimenti avrei chiesto altro? E mi trovo a ripetere continuamente: ragazzi, non è un quiz, dove la velocità è un importante fattore per la vittoria! I giovani, si sa, sono per il tutto e subito, è nella loro natura, ma non mi toglie dalla testa nessuno che la tipologia del quiz televisivo stia avendo la sua influenza sui loro modi di rispondere. Li avete mai sentiti dire: "L'accendiamo?"...
Allora la mia riflessione è questa. Se pochi giorni fa mi lamentavo che i nostri giovani non sono veloci nel rispettare le scadenze, oggi rovescio la prospettiva: l'interrogazione non scade, se serve tempo per dare una risposta intelligente, quel tempo utilizziamolo (per ora non considero l'alternativa che la risposta non si possegga affatto); se abbiamo tre ore per elaborare un testo scritto, quelle ore centelliniamole. Essere veloci non è sempre arrivare primi. Non ci giochiamo la bellezza di un'interrogazione ben fatta con una serie di "sparate" finali perché il cervello ha smesso di funzionare. Che le nostre interrogazioni siano sul serio colloqui orali, e non quiz televisivi, che di sicuro non farebbero audience!

mercoledì 29 febbraio 2012

Raccontami di te

Siamo ormai vicini alle vacanze di Pasqua e quindi si ha già la sensazione che la fine dell'anno scolastico non sia poi così lontana. Da adesso in poi si correrà freneticamente per recuperi, compiti e scadenze varie. Non ci sarà molto tempo per intrattenersi nella sala insegnanti e raccontarci, come spesso facciamo, di qualcosa di nuovo che abbiamo fatto, capito o qualcosa di "vecchio" che abbiamo rispolverato ed ha funzionato. Ci sono colleghi che addirittura non hanno mai incontrato altri colleghi e magari avrebbero potuto scambiarsi idee o raccontare esperienze. Ecco, io vorrei  chiedervi ora di utilizzare questo blog per raccontare l'esperienza nuova più significativa dell'anno. Qualcosa che ha reso questo anno diverso da quello precedente.
Per quanto mi riguarda,   la cosa nuova per me più significativa dell'anno è stata la maggiore collaborazione ed il confronto continuo con molti colleghi  interni, ma anche esterni. Inizialmente questi contatti sono stati dettati da molte mie incertezze perché mi sono trovata ad  affrontare situazioni nuove che mi hanno costretto spesso a dover chiedere aiuto o chiarimenti.  Risolti i problemi, ci sono stati poi i racconti ed infine le considerazioni su quanto fatto. Una mano, indubbiamente, me l'ha data anche il computer che mi ha permesso spesso di parlare con i miei colleghi anche fuori dall'orario scolastico. Oggi i miei contatti non cominciano più  solo con " Scusa, come si fa a...?" ma anche e soprattutto con " Che ne dici di fare....?

sabato 25 febbraio 2012

EDUCAZIONE ALLE SCADENZE

E' tempo, scaduto in realtà, di rinnovare le iscrizioni, di versare acconti per i "viaggi di istruzione" (voglio usare lo scolastichese), di disporre di accordi e carte giuste per iniziare gli stages. Questo è solo uno dei periodi scolastici, in cui si concentrano appuntamenti con la burocrazia. Ma poi, da poco si sono dovute riconsegnare le pagelle controfirmate, le comunicazioni per i recuperi, e quasi ogni giorno le giustificazioni delle assenze e le autorizzazioni per le uscite. Ognuna di queste operazioni ha la sua scadenza, e allora viene da dire, ma quante scadenze! Certo, alcuni periodi scolastici sembrano accanirsi, ma diciamocelo con sincerità, esiste nei nostri giovani un vero, costante, rispetto della data di scadenza? Non ci capita più spesso di doverli rincorrere affinché le carte siano in regola? Certo, per buona parte delle cose tutto è recuperabile, nessuno caccia nessuno, ma anche questa spicciola attività burocratica mi interroga fortemente. Perché è così difficile dare importanza ad una data di scadenza? (Non parlo di orari o di disciplina, per ora solo di date di scadenza). Inutile dir loro che se non porranno attenzione in certe azioni, dimenticheranno di fare richieste per i concorsi entro i tempi stabiliti, l'iscrizione all'università, o l'appuntamento di un colloquio di lavoro; sono certa che le date importanti della loro vita non le dimenticheranno. Però la scuola è vita anche in questo: se c'è scritto che la pagella debba essere riconsegnata entro cinque giorni, la pagella si deve riconsegnare entro cinque giorni! E così per tutte le altre scadenze. Come rendere interessante un contenuto simile mi resta difficile pensarlo, ma l'urgenza della sua serietà è da considerare.

venerdì 24 febbraio 2012

Esempio di lavoro nella cl@sse 2.0

Ad ogni allievo o gruppo, l'insegnante (regista) ha assegnato una giornata internazionale celebrata dalle Nazioni Unite (vedi l'elenco). La scelta è avvenuta spontaneamente: ogni studente ha scelto una giornata sulla base della propria sensibilità.
Ad ogni giornata è stato assegnato un docente tutor la cui disciplina possa offrire utili appigli per comprendere appieno il significato della giornata prescelta. In un tempo stabilito ognuno deve pubblicare sul BLOG della classe (http://secondacommercialeassisi.blogspot.com/) il POST a descrizione dell'evento e a seguire tutti i compagni inseriscono i propri commenti.
Poiché le giornate ONU spaziano dalle lingue madri alla poesia, passando per le droghe per giungere alla tutela dei diritti umani, difatto è stato coinvolto l'intero Consiglio di Classe.
Al termine del lavoro, il POST e il commento migliore verranno pubblicamente encomiati e nei giorni delle celebrazioni ogni POST e migliore commento verrà reso pubblico nel sito ufficiale della scuola e all'ingresso della scuola stessa. I lavori e i commenti saranno oggetto di valutazione da parte degli insegnati interessati.

mercoledì 22 febbraio 2012

il manifesto degli insegnanti

Nel sito di una specie di enorme collegio docenti permanente,  http://www.lascuolachefunziona.it/ , dove migliaia di insegnanti si confrontano,  raccontano le loro esperienze,  si scambiano lezioni e consigli sui metodi di insegnamento , è stato pubblicato "Il Manifesto degli insegnanti".  Sono moltissimi gli insegnanti che lo hanno firmato. Trovare un manifesto così in un sito pieno di risorse tecnologiche mi è sembrato strano...messo così, tipo le Tavole dei Comandamenti. Poi ho capito. Qualunque sia il mezzo,  lo strumento,  devo riconoscermi in queste parole, altrimenti non otterrò nulla. 
Lo "appendo" qui 



Un’iniziativa “la scuola che funziona”

Il manifesto

1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.
2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.
3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.
4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.
5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.
6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.
7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.
8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.
9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.
10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.
11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.
12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.
13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.









lunedì 20 febbraio 2012

A scuola di Carnevale

Con la scuola chiusa in via eccezionale per neve e classi in procinto di stage, la corsa alla verifica è inevitabile, e quando l'unico giorno per somministrarla è proprio il martedì grasso, poco, proprio poco si può fare. Devo ancora incontrare, nonostante gli anni precariato e di giri per la provincia, quella scuola che mi esoneri dall'avere i voti scritti, nero su bianco, nel registro. E con l'acqua alla gola mi sento rispondere, proprio dalla classe coinvolta: "Ma prof, è martedì grasso!". E allora mi viene in mente quella "scuola per la vita", di cui parliamo tanto ultimamente. Invece di una sterile verifica sui contenuti del Trecento, potrebbe essere più interessante per loro organizzare in classe la festa di Carnevale...ma poi, sarebbero veramente motivati a conoscerne le origini storico-culturali e magari a sostenere la verifica proprio su quelle? Mi viene da pensare che un'attività didattica sul Carnevale possa far loro disamorare anche della mascherata spontanea. Di sicuro da inizio anno vanno programmate attività anche in questo senso, perché il Carnevale, perché le maschere, perché certi alimenti, perché le feste, ma per ora proprio non ci avevo pensato e la verifica si farà. 
Una scuola nuova non si improvvisa e per quanto si potrà programmare a settembre, l'imprevisto sempre e comunque capiterà.

domenica 5 febbraio 2012

A volte è più facile di quanto si pensi

Appartengo a quella generazione di insegnanti "a metà", non nativa digitale ma nemmeno completamente immigrata, non tradizionalista né avanguardista, non di prima esperienza ma nemmeno prossima alla pensione. Questo per dire che come molti nella scuola, per fortuna, un po' il nuovo mi scomoda e spaventa, tuttavia non riesco a far finta che non ci sia. Troppe volte a scuola si fa finta che il nuovo non ci sia.
Per farla breve, non ho la Lim in classe (per fortuna?...), né la possibilità di usare la connessione al momento, se non previa richiesta, programmata, agli assistenti tecnici. Eppure, nella quotidianità delle lezioni, spesso mi è necessario proprio quello quell'approfondimento imprevisto, per rispondere in maniera precisa ad una domanda che mi è stata posta, per aprire quella finestra che proprio in certi momenti non si può tenere chiusa. Mi sono concessa un'indebita licenza, quindi: quella di far connettere davanti ai miei occhi quell'alunno così volenteroso da offrire alla classe il suo collegamento cellulare, quello di attivare nel mio di cellulare tale collegamento (diversamente, il cellulare in classe non deve esistere!), quello, finalmente, di farmi regalare un piccolo portatile a Natale e di richiedere a scuola la password per il collegamento. Ora io e lui, il mio portatile, siamo diventati inseparabili, ed è utilissimo in classe, anche per effettuare una semplice rassegna stampa (meravigliosa è quella del sito del Governo).
E con due classi abbiamo creato il nostro gruppo privato in Facebook, dove pubblichiamo approfondimenti di ogni tipo, comprese le immagini dei volti delle persone che studiamo, perché è chiaro che i personaggi studiati abbiano un volto, e come capita spesso, è bello vedere che partecipano proprio quegli alunni che in classe sembrano più disinteressati, sorpresi soprattutto dal fatto che se loro non sanno usare sempre i nostri linguaggi, qualche volte noi possiamo usare i loro. 
Non amo i socialnetworks, ma alla mia richiesta di creare un gruppo-classe, i ragazzi mi hanno proposto questa modalità, a loro più congeniale e vicina. E di certo, la partenza è molto positiva. Più facile di quanto pensassi.

Vi riporto una lettera del dott. A. Quadrino direttore editoriale della Garamond

Carissimo/a, ti segnalo una iniziativa che Garamond ha assunto per la liberalizzazione del mercato dei libri di testo nella scuola italiana. Già lo scorso anno, in occasione della decisione della nostra societa' di uscire dall'Associazione Italiana Editori, in polemica aperta con le posizioni di chiusura all'innovazione piu' volte espresse a parole e nei fatti dagli editori scolastici riuniti nell'AIE, come espresso nella lettera indirizzata nel febbraio 2011 al Presidente Polillo resa pubblica anche nel nostro blog, Garamond ebbe modo di dar voce ad un orientamento oramai largamente condiviso nella scuola italiana: i contenuti didattici, in formato digitale, non possono piu' essere considerati una "proprieta' privata" su cui costruire rendite protette, ma un bene comune da valorizzare per promuovere conoscenza condivisa, partecipazione e professionalita' docente. Su queste basi, abbiamo deciso l'apertura di una nostra "campagna" per il superamento del sistema di adozione dei libri di testo, che a nostro avviso blocca l'innovazione e ogni processo di pluralistico approccio alla conoscenza che il digitale e la rete possono invece largamente garantire, in una prospettiva di "open content" che in ogni Paese sembra affermarsi sempre piu' come paradigma della nuova editoria educativa. Sul tema trovi anche un mio intervento su Facebook - dove è stato anche creato un gruppo aperto "Per l'abolizione del libro di testo in adozione" - gia' commentato positivamente da alcuni dei colleghi e personalità note del mondo dell'educazione della comunicazione (Maurizio Tiriticco, Andrea Granelli, Carlo Infante, Roberto Maragliano, Carlo Massarini, Simone Aliprandi e molti altri), e invito tutti a condividere, anche sul blog di Garamond, ogni considerazione o valutazione critica che si volesse proporre per sviluppare ed estendere la discussione su un tema molto sensibile e strategicamente centrale per il processo di innovazione nella scuola italiana. Grazie, un caro saluto. Agostino Quadrino

sabato 28 gennaio 2012

Sfida online dei ragazzi delle prime

Bellissima sfida online dei ragazzi delle classi IA comm.le, IA eno e ID eno! Nonostante fosse l'ultima ora del sabato, tutti gli studenti , riuniti nell'aula della prima commerciale, hanno partecipato ad un "torneo di lingua  inglese" con serietà, impegno ed hanno cercato tutti di dare il massimo svolgendo numerosi test online. Il test riguardava tutto il programma svolto dall'inizio dell'anno ad oggi e nessuna squadra ha riportato punteggi inferiori all'80%. Ottimo anche il lavoro dei ragazzi giudici che hanno saputo fare perfettamente calcoli e percentuali per poter proclamare i vincitori. I risultati hanno premiato i ragazzi della ID che hanno superato di un punto i ragazzi della I commerciale e di una manciata di punti gli studenti della IA eno. Ringrazio la  prof. Donnini e la prof. Colombi per aver collaborato a questa attività e aspetto tutti per una rivincita.

mercoledì 25 gennaio 2012

Le rubric per una valutazione autentica in classe


Le considerazioni esposte si basano tutte, non solo sulla letteratura di riferimento ma anche e soprattutto, su un’esperienza concreta, pluriennale, che l’autore, Enzo Zecchi, insegnante e ricercatore ha condotto all’interno di una scuola superiore e che si rivela fonte di suggerimenti pratici sulla progettazione e l’uso delle rubric stesse. 

Link:


martedì 24 gennaio 2012

Perchè il prof. John Keating ci piaceva tanto?

Chi non ha sognato di avere o di essere un professore come John Keating? E' solo un film?

lunedì 23 gennaio 2012

Dalle conoscenze alle competenze: 3 esempi

Corso enogastronomico e ospitalità alberghiera, classe prima.

Le mappe che ho costruito partono da situazioni reali e su ognuna di esse si incardinano specifiche conoscenze e abilità che offrono allo studente un substrato culturale, giuridico ed economico dove posizionare il suo vissuto.


Il lavoro proposto, da condividere con gli altri colleghi del dipartimento, si presta a svariati sviluppi e integrazioni. Ma ancor più da condividere con le altre discipline per percorsi comuni. Immagino l'insegnante di lettere che si inserisca nelle forme da concordare in un simile percorso.

Così pure, nel corso enogastronomico, una particolare intesa con i colleghi di laboratorio.
Questo è quello che io penso debba diventare la scuola nei prossimi anni: un laboratorio in grado di creare valore aggiunto partendo dalle reali situazioni di vita e di contesto. Una scuola che aggiunga e sostenga lo studente in ogni luogo e in ogni situazione, di vita e di lavoro, si venga a trovare. 
Voi cosa ne pensate?
E se ognuno di noi, nel corso dell'anno avesse tante di queste carte (mappe) da giocare? Ai più attenti non sarà sfuggito che per procedere a svolgere questo tipo di percorso l'accesso in rete e gli strumenti web2.0 sono fondamentali e irrinunciabili.

domenica 15 gennaio 2012

Dal dire al fare

Leggendo le nostre riflessioni, i nostri commenti, si legge una intesa, una condivisione ed una seria convinzione che le cose così come sono oggi non vanno certamente bene. Direi allora di passare all'azione. Il cambiamento partirà da ognuno di noi, non possiamo aspettare che dall'alto ci arrivi la soluzione di tutti nostri problemi.
Direi di iniziare da subito e guarda caso, una mano me la dà proprio un wikispace che ho aperto e piazzato qui a destra (ecco che "assumiamo al nostro servizio" uno strumento 2.0). Cominciamo a buttarci giù tutto quello che ci viene in mente riguardo ai problemi che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e proponiamo soluzioni concrete che da domani possiamo già sperimentare. Alcune saranno scontate, altre nuove, altre ci sembreranno stupide dopo  cinque minuti che le avremo scritte. Che ci importa? Noi stiamo facendo qualcosa. La parola d'ordine è OSARE.

sabato 14 gennaio 2012

Tra bocciati e 'scomparsi' sono 434mila gli studenti che ogni anno perdiamo

DA “LA REPUBBLICA” del 11 gennaio 2012 di Salvo Intravaia

La lotta alla dispersione scolastica sarà una delle 10 priorità del governo Monti per la scuola. Lo ha assicurato il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, illustrando le linee guida del suo dicastero in commissione Cultura alla Camera. Il "recupero delle aree scolastiche più compromesse" attraverso "interventi specifici di rafforzamento delle conoscenze e competenze irrinunciabili, ai fini della riduzione dell'insuccesso formativo, della dispersione e dell'abbandono scolastico", è considerato uno degli obiettivi strategici per rafforzare il sistema di istruzione nazionale.

Per evitare fughe premature dalle scuole di ogni ordine e grado, che consegnano al mondo del lavoro giovani con scarse capacità di imporsi per i bassi livelli di istruzione  -  al massimo il diploma di terza media e non più in formazione, come avviene per i Neet  - , si può pensare "all'apertura delle scuole per tutto l'arco della giornata e al supporto di personale esperto, attuati in sinergia con il ministero della Coesione territoriale per l'immediato recupero della capacità di spesa delle regioni meridionali più carenti".
 

Ma cosa si intende per dispersione e insuccesso? E quali sono i numeri che le descrivono? Ogni anno sono oltre 400 mila gli studenti della scuola secondaria che vanno incontro ad una bocciatura, abbandonano i banchi di scuola facendo perdere le proprie tracce o non vengono neppure scrutinati per le troppe assenze. L'ultima rilevazione sulla dispersione
 effettuata dal ministero, allora della Pubblica istruzione, risale all'anno scolastico 2004/2005. Da allora, il silenzio più assoluto. E oggi? La dispersione scolastica complessiva  -  somma di bocciati e abbandoni  -  si è addirittura incrementata. Sei anni fa, alla media si contava il 2,7 per cento di bocciati e l'11,4 per cento al superiore. Il tasso di abbandono era pari allo 0,2 per cento alla media e all'1,5 al superiore. In totale, tra abbandoni "non formalizzati" e bocciature si contavano 2,9 "dispersi" su cento alunni alla media e 12,9 "dispersi", sempre su cento, al superiore. 

Nel 2011, la situazione si è aggravata: alla media la sola quota di bocciati sale al 4,6 per cento e al 12,7 per cento al superiore. Ma occorre sommare la quota di non scrutinati, e quindi bocciati, per le troppe assenze che nel 2004/2005 venivano contabilizzati fra i bocciati: 0,7 per cento alla media e 1,3 per cento al superiore. Se si aggiungono gli abbandoni "senza lasciare traccia"  -  0,2 per cento alla scuola media e 0,9 al superiore  -  la dispersione sale al 5,5 per cento alla media e al 14,9 al superiore: e sono 434mila studenti. L'allarme del ministro è più che appropriato.


Che dite di rifletterci un pò su?
Caterina Moscioni